La pornografia e il gentil sesso

    La pornografia e il gentil sesso

    La pornografia e il gentil sesso

    Dottor Mari, è ancora opinione molto diffusa che la pornografia piaccia solo agli uomini. Ma è davvero così?
    Sebbene con le dovute differenze di genere, senza dubbio sta crescendo sempre più l’interesse femminile per ciò che, sommariamente, viene compreso nel termine “pornografia”. Un esempio pratico, semplice ma molto chiaro: oggi le donne, guardando un film hard, rivendicano il diritto di provare un proprio piacere.

    Inoltre, stiamo assistendo ad un fenomeno sempre più frequente nella popolazione femminile: da parte loro, le donne non escludono affatto l’idea – anche se solamente a livello di fantasia – di partecipare esse stesse ad un film hard. Ciò si spiega poiché, nei confronti di questo mondo, provano la sensazione di sempre maggiore apertura. Una tendenza che si deve non solo alla diffusione di film “a luci rosse”, ma anche ad iniziative impensabili fino ad una manciata di anni fa. Basti pensare al Feminist Porn Awards, un festival porno giunto alla nona edizione, che si tiene in Canada, declinato proprio al femminile.

    Il porno, quindi, non è più un tabù per il gentil sesso. Ma, come lei ha accennato, c’è un approccio diverso rispetto a quello degli uomini…
    Esattamente. C’è una differenza fondamentale. Anche se non escludono a priori la pornografia realizzata dagli uomini – che è soprattutto focalizzata sui genitali e su una rappresentazione quasi “anatomica” dell’atto sessuale – le donne preferiscono il genere che io sono solito riassumere con
    1) Realismo
    2) Relazione coinvolgente
    3) eRotismo.
    In sostanza, le donne prediligono una rappresentazione fatta con i corpi, che consenta di raccontare storie coinvolgenti.
    Pensiamo al film “Ultimo tango a Parigi”: si tratta di una pellicola antesignana del porno al femminile (risale al 1972), dove l’erotismo è concentrato al massimo e dove i corpi sono il vero soggetto. Per quanto riguarda il realismo: qui si assiste all’orgasmo, ma non simulato (come nei film che piacciono agli uomini), ma all’orgasmo nella sua espressione reale. Per la relazione coinvolgente, chiunque abbia visto il film non può non ricordare l’enorme coinvolgimento che vivono i due protagonisti Marlon Brando e Maria Schneider.

    Passiamo alla letteratura. Dobbiamo riconoscere che, da sempre, la letteratura erotica è stata femminile, sia per quanto riguarda l’autore, sia per quanto riguarda i fruitori di tale genere. Soltanto per citarne qualcuno: Histoire d’O (del lontano 1954, di Dominique Aury, ma uscito con lo pseudonimo Pauline Réage), Il delta di Venere (Anaïs Nin), Il macellaio (Alina Reyes). Venendo alla recente trilogia delle “Sfumature” – Cinquanta sfumature di grigio; Cinquanta sfumature di nero; Cinquanta sfumature di rosso (E.L. James)- anche se dal mio punto di vista la farei rientrare in un filone erotico di serie B.

    Un elemento che ultimamente ha diffuso questo tipo di letteratura tra le donne (rendendo le “Sfumature” dei veri e propri bestseller) è la maggiore facilità di accesso. Potete immaginare una mamma o una baby sitter seduta al parco giochi dei bambini con la copertina di uno di questi libri in bella vista? A sdoganarli ci hanno pensato gli ultimi ritrovati della tecnologia, gli e-book reader.

    Dottore, quali meccanismi spingono una donna verso il porno? In primo luogo una buona dose di esibizionismo: alla donna piace essere ammirata e, di conseguenza, essere al centro delle fantasie maschili, come succede alle protagoniste di queste storie. Inoltre, la maggiore libertà attuale consente loro di immaginare e fantasticare: su club privé, performance sessuali e, perché no, su rappresentazioni dal vivo di film pornografici che la vedono protagonista. Consapevoli di questa capacità di piacere ed eccitare, le donne si sentono – e di fatto diventano – più forti.

    I numeri parlano da soli. Uno studio australiano significativo riporta questi risultati: su 320 acquirenti di film per adulti il 20% è costituito da giovani donne (il 33% da coppie sposate, mentre il 63% ci tiene a dichiararsi religioso). Uno studio italiano (compiuto a Trieste) dice che il 59% delle intervistate ammette di aver guardato film porno, e il 65% di queste di “averli apprezzati”.

    Oggi, la versione più aggiornata dei porno è il selfie, autoscatti che rivelano, in modo femminile e ammiccante, dettagli del proprio corpo nudo, magari mentre si fa l’amore. Si tratta di un modo nuovo, per la donna, di approcciarsi alla pornografia.

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