Lettini solari e lampade, i rischi?

    La primavera, tanto attesa è ormai sbocciata e le belle giornate invogliano a fare la prime gite al mare. Alzi la mano chi non è mai stata tentata di fare qualche lettino o lampada solare prima di mettersi in costume per evitare l’effetto mozzarella, credendo di ‘preparare la pelle’ al sole e di evitare il rischio scottature.

    “Niente di più sbagliato” afferma il professor Monfrecola: “l’abbronzatura artificiale ottenuta con le lampade equivale praticamente a un fattore di protezione non superiore a 3, quasi nulla”. Ma come mai? “Perché quando ci esponiamo alla luce solare, che è formata da diverse componenti – ultravioletti B , ultravioletti A , luce visibile e raggi infrarossi – la pelle mette in atto meccanismi di protezione e difesa. Il primo è l’ispessimento dell’epidermide, la parte più esterna, che aumenta di spessore fino a cinque volte; il secondo è la produzione di una grande quantità di melanina, che viene stratificata e distribuita in tutta l’epidermide. Con le lampade solari, invece, che emettono solo raggi UVA, la cute non si ispessisce e la melanina si accumula solo in uno strato sottile alla base dell’epidermide”. Insomma, mentre l’abbronzatura naturale risulta fotoprotettiva, quella artificiale, no, anche se può dare un colorito analogo. “Chi fa la lampada prima di andare in vacanza appare solo già abbronzato, ma in realtà, se si sovraespone al sole, tanto più senza le dovute precauzioni, si scotterà ugualmente”.

    Aver fatto qualche lettino, quindi, non deve diventare un alibi per non proteggersi con gli adeguati filtri solari e non è una scorciatoia per passare da subito ore e ore sotto il sole.

    “Non solo non ‘prepara’ la pelle, ma la danneggia esattamente quanto la luce solare, e in un certo senso anche di più” continua il dermatologo, smontando l’errata convinzione secondo cui le lampade non fanno male perché emettono solo raggi UVA, e non gli UVB che sono i principali responsabili di arrossamenti e scottature. “Innanzitutto, gli UVA sono comunque in grado di attaccare il DNA delle cellule, anche se non direttamente come gli UVB, ma attraverso la produzione di radicali liberi; in secondo luogo, l’esposizione avviene in modo del tutto innaturale e ‘concentrato’, perché in un quarto d’ora di lampada si assorbe la stessa dose di radiazioni UVA che si assorbirebbe stando tre ore sotto il sole. Inoltre, visto che le lampade non emettono UVB e infrarossi, e per di più sono in genere fornite di ventilatori, fanno arrossare poco e non fanno sentire il caldo, privandoci così di quei campanelli d’allarme che permettono di capire che si sta esagerando con l’esposizione” avverte lo specialista. Dunque, che consiglio dare ai patiti dell’abbronzatura artificiale? “L’unico consiglio sensato per limitare i danni è ridurre il più possibile il numero e la frequenza delle lampade, ma l’optimum sarebbe evitarle” risponde Monfrecola. Chi proprio non riesce a farne a meno, dovrebbe far passare almeno tre giorni tra una seduta e l’altra e, comunque, non superare le 10-15 all’anno.

    “La pelle delle persone di etnia bianca non è programmata geneticamente per un’esposizione continua al sole, ha bisogno di periodi di riposo e, finita l’estate, mette in atto meccanismi di riparazione. Se si continua a fare lampade tutto l’anno per mantenere sempre un bel colorito ambrato, non le si dà il tempo di operare un opportuno recupero” avverte Monfrecola. “Il rischio, specie per chi esagera, è quello di accelerare ed esasperare il fotoinvecchiamento, con la formazione di rughe e macchie e la perdita di tono ed elasticità della pelle”. Ma non solo. “Un rischio ben più temibile è quello di aumentare le probabilità di avere tumori cutanei, tra cui il melanoma, che è il più aggressivo. Sono ormai numerosi gli studi epidemiologici che evidenziano come le persone che fanno le lampade abbiano un maggior rischio di sviluppare questa pericolosa neoplasia”.

    Rischio ancor più aumentato dal fatto che troppo spesso i centri estetici non rispettano le normative in materia di sicurezza. Per esempio, uno studio inglese dell’Università di Dundee condotto su 402 apparecchi abbronzanti sparsi in tutto il Paese, e pubblicato giusto il mese scorso sul British Journal of Dermatology, ha mostrato come 9 su 10 emettessero livelli di radiazioni UV quasi due volte superiori a quelli consentite dalla legge, con picchi addirittura superiori a sei volte in un caso, mentre appena l’11% è risultato in regola.

    Lettini solari e lampade, i rischi?

    E in Italia? Anche da noi non c’è da star tranquilli, a quanto pare. Un’indagine recentissima della Asl di Milano, infatti, ha rilevato che su 15 ispezioni effettuate nei solarium di vari quartieri della città e dintorni su 50 apparecchi, tutti erano fuori norma e superavano i valori di irradianza consentiti, che non devono andare oltre gli 0,3 W/m2. Ed è improbabile che nelle altre città italiane la situazione possa essere migliore. Per combattere il problema, l’azienda sanitaria milanese ha dichiarato battaglia alle lampade fuori legge, per ora solo con una serie di avvisi a tutti i centri per incoraggiarli a mettersi in regola e a rispettare i parametri di sicurezza e qualità, ma tra poco anche con controlli a tappeto, sanzioni e sequestri delle apparecchiature fuori standard, fino ad arrivare ai sigilli nei solarium più recidivi.

    Tra le normative da rispettare, in vigore dal 2011 in Italia e anche in altri Paesi europei, vi è anche l’uso delle lampade vietato ai minori di 18 anni e alle donne incinte. “Ma al di là di questo sacrosanto divieto legislativo, ci sono altre categorie che dovrebbero assolutamente tenersi alla larga dall’abbronzatura artificiale” avverte Monfrecola. “Tra queste, in primo luogo, ci sono le persone con carnagione molto chiara, di fototipo I o II, con i capelli biondi o rossi e le lentiggini. Inoltre, dovrebbe evitare le lampade abbronzanti chi si è sottoposto a un peeling chimico che assottiglia lo strato corneo e può esporre al rischio di ustioni, chi ha cicatrici recenti, che possono macchiarsi e diventare più evidenti, le donne che prendono la pillola anticoncezionale e quelle predisposte alla formazione delle macchie, il cosiddetto melasma”. No a lampade e lettini solari anche in presenza di una qualunque malattia della pelle. “Alcuni credono che possano far migliorare o guarire alcune patologie cutanee come l’acne o la psoriasi, ma è un mito da sfatare” spiega il dermatologo. “La psoriasi può essere curata con la fototerapia, ma questa viene fatta con apparecchiature medicali che emettono UVB a banda stretta, e non i raggi UVA delle lampade solari. Questi ultimi, da soli, non sono in grado di far guarire la malattia, mentre la luce solare naturale aiuta perché contiene anche gli UVB. Quanto all’acne, si tratta di un finto miglioramento: l’abbronzatura, semplicemente, nasconde le manifestazioni acneiche, ma in realtà è un’arma a doppio taglio perché i raggi UV provocano la trasformazione dei grassi contenuti nel sebo cutaneo in sostanze comedogeniche, ed è anche per questo che l’acne peggiora in autunno, come risultato dell’esposizione al sole avvenuta durante l’estate”. Infine, non un divieto tassativo, ma estrema cautela sì, per chi sta assumendo farmaci. “Ci sono medicinali, tra cui alcuni antibiotici, antidepressivi, antidiabetici e diuretici, che hanno proprietà sensibilizzanti e possono scatenare reazioni fototossiche, cioè eritemi o ustioni solari sproporzionati rispetto al tempo di esposizione, quando ci si espone al sole, naturale o artificiale che sia” avverte Monfrecola. Attenzione, dunque, se volete farvi una lampada ma state prendendo un farmaco: chiedete sempre al vostro medico o leggete il foglietto illustrativo per verificare se si tratta di un fotosensibilizzante; se sì, lettino vietato!

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